Matteo Colaninno

Coraggio, Responsabilità, Crescita

Discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2020 [...] (Doc. LXXXVI, n. 3-A)

07 Ottobre 2020


Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la Relazione della XIV Commissione permanente sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2020, sul Programma di lavoro della Commissione per il 2020, un'Unione più ambiziosa, e sul Programma di lavoro adattato 2020 della Commissione riesce a cogliere in maniera efficace tutte le sfide e le opportunità di uno scenario profondamente, radicalmente cambiato in questi mesi dall'avvento di questa terribile pandemia qual è il COVID-19. Come tutti diciamo e ripetiamo, la pandemia ha travolto le nostre vite, costringendoci a ripensare alla nostra quotidianità ma ha anche prodotto una forte discontinuità sul piano politico e, come ricaduta rilevante, ha fatto riscrivere l'agenda delle priorità. Gli impegni che il Governo oggi assume e contenuti nella risoluzione del testo di maggioranza, su cui Italia Viva esprimerà un voto favorevole, ne offrono uno spaccato puntuale. Il primo punto che vorrei trattare riguarda il fatto che vi è oggettivamente e siamo di fronte ad una netta discontinuità, ad una svolta rispetto alle crisi sovrane del 2008 e del 2011 e, in questa circostanza, al di là di iniziali incertezze, la risposta europea è stata adeguata, rapida e gli ordini di grandezza che sono stati messi in campo, le risorse che sono state messe in campo sono la testimonianza di una svolta e di un orizzonte del progetto europeo radicalmente cambiato, quindi una discontinuità positiva che pone tutti noi dinanzi ad una certezza e ad una speranza. La certezza riguarda anzitutto la Banca centrale europea. Questa volta la Presidente della Banca centrale europea non ha avuto bisogno di pronunciarsi con un nuovo "whatever it takes" per lanciare il piano pandemico di acquisto di titoli di Stato da 1.350 miliardi, potendo imboccare da subito e persino con maggior forza la strada di politiche non convenzionali già iniziata e tracciata da Mario Draghi. La BCE si conferma, quindi, un pilastro fondamentale insostituibile per la tenuta della coesione dell'Eurozona. D'altro canto, credo sia giusto tener conto, anche proprio in riferimento alla Banca centrale, del dibattito in corso sul mandato della stessa Banca centrale europea. Oggi l'obiettivo del suo mandato - lo sappiamo - è mantenere un tasso di inflazione prossimo al 2 per cento ma questo ormai non sembra più rispondere alle esigenze di questa fase storica, poiché ci troviamo di fronte, come è noto, a tassi intorno allo zero e persino sotto lo zero, nel tentativo di stimolare con politiche monetarie la ripresa economica. Quindi, credo che sia condivisibile che il nostro Paese discuta e affronti con altri Paesi dell'Eurozona l'opportunità di ampliare il mandato istituzionale della Banca centrale, contemplando anche l'obiettivo di piena occupazione, come avviene già per la Federal Reserve. La speranza, invece, è riconducibile a un duplice aspetto. Il primo riguarda la governance, in particolare quella economica, e qui partiamo dal fatto che la scelta di sospendere i vincoli del Patto di stabilità e crescita e la disciplina degli aiuti di Stato per consentire ai Paesi membri di mettere in campo politiche fiscali espansive è necessaria a sostenere le economie piegate dalla pandemia, da nuove fasi più delicate e profonde di globalizzazione e questo è stato necessario e opportuno. Non può esserci dubbio sull'efficacia di questa decisione. Tuttavia, è oggi utile interrogarsi da subito sul quadro complessivo che l'Unione europea sarà chiamata ad affrontare quando finalmente l'emergenza sarà terminata. Le gravissime ferite inferte dalla pandemia all'economia e al lavoro determinano conseguenze di lungo periodo sui conti pubblici dei Paesi membri; cioè, oggi il vento ci consente questa direzione ma noi siamo chiamati proprio per questo a porci la sfida di quando i temi saranno diversi, quando gli alti deficit e gli alti debiti pubblici potranno essere riassorbiti solo attraverso una crescita robusta e sostenibile nel tempo. Detto in altre parole, già oggi non possiamo sbagliare nell'investire - questa è la parola che utilizzerei - la grande quantità di risorse che l'Unione europea, sotto forma di prestiti o fondi o sussidi, ci mette a disposizione. Noi dobbiamo investire con politiche che abbiano dei ritorni e non sbagliare la più grande opportunità che oggi ci viene data. A questo proposito entrano in gioco le regole fiscali, che negli anni si sono avviluppate attorno al totem del Patto di stabilità e crescita. È immaginabile che tali regole, per molti aspetti già messe in discussione in passato, siano compatibili con lo scenario post Coronavirus? Io credo di no. Per conciliare le esigenze della crescita e del ritorno alla normalità con quelle anche necessarie del coordinamento delle politiche fiscali nazionali, occorrerà certamente una flessibilità più ampia, più lungimirante di quella offerta sulla base quasi discrezionale degli ultimi anni. Riconoscere una "golden rule" sugli investimenti sarebbe un segnale molto importante, non soltanto perché legittimerebbe a posteriori una battaglia storica combattuta da anni dalle forze riformiste contro il dogma delle politiche di austerità. È questa la visione del "Next Generation EU": uno strumento nuovo, 750 miliardi di euro per la ripresa, che rafforzerà il bilancio dell'Unione attraverso finanziamenti raccolti sui mercati finanziari; uno strumento innovativo, uno strumento di speranza, uno strumento che testimonia finalmente un cambio di paradigma e di orizzonte dello stesso progetto europeo. È il frutto di un negoziato molto duro, è il frutto di uno scontro tra i Paesi cosiddetti frugali, che avevano una visione miope rispetto al futuro dell'Unione europea e, dall'altro lato, una maggioranza che comprendeva finalmente anche l'Italia; e nonostante il fatto che ancora oggi Paesi come la Polonia e l'Ungheria, per questioni di rispetto dello Stato di diritto, mettano ancora in discussione questi temi, noi pensiamo che questa svolta debba trovare e troverà la sua finalizzazione. È una conquista di portata enorme; ne siamo tutti consapevoli, ne siamo consapevoli ancora di più noi del gruppo Italia Viva, che abbiamo creduto fin dall'inizio che un'idea di sovranismo, di un'Italia isolata, di un'Italia marginalizzata, ci avrebbe portato radicalmente verso un declino inesorabile, verso un isolamento, verso l'impossibilità che, viceversa, oggi abbiamo addirittura di gestire 209 miliardi di euro di risorse per la ripresa. È chiaro che abbiamo una grande opportunità, ma non possiamo sbagliare perché altrimenti questa grande opportunità, anziché un Piano Marshall più grande, rischia di diventare, se non la utilizziamo bene, il più grande spreco di risorse della storia. È necessario inoltre porre al centro dell'azione investimenti ad alto effetto moltiplicativo. Vado a concludere. Proprio per quel che dicevo prima, proprio per quel che dicevamo prima, proprio per il fatto che l'Italia è tornata a pieno titolo nell'Europa, nell'europeismo più convinto e proprio perché senza Europa nessuno oggi avrebbe potuto immaginare di attraversare questa fase di globalizzazione e questa pandemia terribile, credo che gli obiettivi così numerosi e sfidanti contenuti nella risoluzione di maggioranza costituiscano un mix, una macchina organizzativa efficiente e una grande sintonia con le istituzioni europee. Lo dobbiamo a chi crede in un futuro dell'Italia e dell'Unione europea migliore del presente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva e di deputati del gruppo Partito Democratico).

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