Matteo Colaninno

Coraggio, Responsabilità, Crescita

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 17-18 luglio 2020

15 Luglio 2020


Onorevole Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministro Amendola, sottosegretaria Agea, il Consiglio europeo del 17 e 18 luglio viene accompagnato da un'enfasi e anche - l'abbiamo sentito in quest'Aula - da una retorica che potremmo definire eccessive, se non giungesse in un momento affatto eccezionale. Ad uno scenario del tutto straordinario, che impone di fare i conti con le pesanti conseguenze economiche e sociali dei lockdown, ha fatto da contraltare un'accelerazione, direi un cambio di passo sul piano politico, una discontinuità, figlia della consapevolezza maturata nei Governi dei Paesi guida dell'Europa che la sfida posta dal COVID-19 avrebbe potuto mettere definitivamente a rischio la tenuta dell'Unione. Un clima nuovo, dunque, si sta delineando. Sono state assunte decisioni liberatorie e prese misure liberatorie: stiamo parlando di oltre il 4 per cento del PIL in spese discrezionali, oltre il 25 per cento del prodotto per spese in garanzia di liquidità. Stiamo parlando quindi di ordini di grandezza straordinari pari al 30 per cento del PIL. Una discontinuità totale, quindi, rispetto agli approcci delle crisi finanziarie e di debito degli anni 2008-2011, dove, ricordiamo, non ci fu una reazione di politiche di bilancio comuni ma piuttosto programmi di austerità (2008-2011). Oggi siamo di fronte a fatti e a numeri macroscopici, senza Europa nessuno sarebbe in grado di affrontare e rispondere alle dimensioni dei problemi e alle complessità. Credo vada anzitutto riconosciuto - lo dico in particolare per il ruolo che ha avuto Italia Viva, la mia forza politica -, che senza un ritorno a pieno titolo dell'Italia nell'alveo dell'europeismo - un anno fa qui dentro spirava uno spirito sovranista, populista - l'Italia oggi sarebbe probabilmente isolata in un angolo. Con quale affidabilità i sovranisti avrebbero potuto oggi accedere ai programmi e alle risorse europee? Chi avrebbe dato ascolto all'Italia? Saremmo stati fuori probabilmente dalle decisioni rilevanti. Avremmo affrontato le conseguenze della pandemia rischiando anche di essere travolti dalla speculazione, che avrebbe impedito qualsiasi possibilità di resistenza economica e prodotto danni incalcolabili per il risparmio delle famiglie, occupazione, aziende, con effetti sociali non prevedibili. Signor Presidente del Consiglio, costruire alleanze rappresenta la sola strategia in grado di pagare, l'unica strategia che può creare le premesse per conseguire obiettivi concreti, abbandonando proclami velleitari e irrilevanti minacce a base di finti pugni sui tavoli. La capacità del Governo di costruire un dialogo proficuo con Francia e Spagna, due Paesi duramente colpiti dal Coronavirus, come il nostro, si è accompagnata anche da un riposizionamento della Germania, un fatto politico rilevante anche rispetto agli atteggiamenti dei Paesi cosiddetti frugali. Paesi frugali che, ricordo, rappresentano 40 milioni su 400 milioni di cittadini europei. La ricetta contempla un mix di misure che ha potuto contare sulla ripresa su vasta scala delle politiche non convenzionali della Banca centrale europea, sulla sospensione dei vincoli del Patto di stabilità e crescita e della disciplina degli aiuti di Stato. Non può esserci dubbio alcuno, se siamo leali, sull'efficacia di queste misure. A queste se ne sono aggiunte di ulteriori: il SURE, destinato ad integrare i sussidi di disoccupazione nazionale; i prestiti agevolati alle piccole e medie imprese, messi a disposizione dalla Banca europea degli investimenti; il Meccanismo europeo di stabilità; il Recovery Fund, lanciato dalla Commissione e oggi al centro della negoziazione tra i Paesi membri. La posta in gioco, dunque, è altissima, per l'Unione europea e per l'Italia. Se dobbiamo accogliere con soddisfazione la prospettiva di essere il Paese che potrebbe godere delle maggiori risorse del Recovery Fund (parliamo di 170 miliardi), la questione cruciale ruota intorno alla capacità che avremo di ricostruire un tessuto di fiducia nel futuro da parte di cittadini ed imprese. Avremo bisogno di idee nuove, che possono concretizzarsi in tempi ragionevoli. Avremo bisogno di risorse finanziarie ingenti oltre a quelle già impegnate, decine e decine di miliardi che certo non potremo trovare continuando ad aumentare il deficit e il debito oltre certe soglie. Abbiamo bisogno, onorevoli colleghi, di tutte le risorse possibili e disponibili. La magnitudine della crisi sanitaria, economica e sociale è oltre ogni ordine di grandezza, perciò credo che il dibattito su uno strumento discusso come il MES debba avvenire senza pregiudizi, in piena trasparenza, lealtà e rispetto della verità. Tutti noi sappiamo, in questo Parlamento, che l'ultima parola su un'eventuale attivazione del MES spetta a noi, spetta a questo Parlamento. L'idea di indugiare o peggio di accantonare frettolosamente l'opzione di usufruire di risorse pari al 2 per cento del prodotto lordo - stiamo parlando di 37 miliardi - in favore del nostro sistema sanitario sarebbe un errore blu, a maggior ragione adesso, che, sgombrato il campo dai rischi di condizionalità stringenti, non vi sono più ostacoli per affrontare il tema con pragmatismo, nell'interesse nazionale. Un errore, è stato già ricordato, anche finanziario, dato che la linea del MES implica oneri finanziari estremamente meno costosi rispetto a qualsiasi altra fonte di finanziamento. Dedico un ultimo passaggio al Recovery Fund, il cui riconoscimento rappresenta, a mio avviso, una conquista enorme per l'Unione. Il confronto serrato sulla sua entità, sulle modalità di finanziamento, sulle ripartizioni tra grants (risorse a fondo perduto) e loans (prestiti da restituire), sul timing, sulla sua inevitabilità, non è altro che ordinaria amministrazione. Ciò che è straordinario è che stia cominciando a venir meno il tabù della mutualizzazione dei debiti, che in principio non sdogana il senso di irresponsabilità, ma invita a riflettere di nuovo, dopo tanto tempo, sulla prospettiva di un'unione fiscale. Per concludere, signor Presidente del Consiglio e annunciando il voto favorevole di Italia Viva, è fondamentale che il nostro Governo continui con determinazione sulla strada del rilancio del progetto europeo. Per farlo, signor Presidente, serve un'Italia credibile, propositiva, costruttiva, consapevole che l'interesse nazionale può essere realmente difeso in Europa e non contro di essa. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

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