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Audizione Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Commissioni riunite Attivitą produttive

14 Gennaio 2009


Risposta di MATTEO COLANINNO: Ringrazio i presidenti Gibelli e Cursi per aver colto, in quest'occasione, anche il nostro stimolo, e ringrazio il ministro per il suo intervento.
Certamente, il quadro che emerge, anche dalle parole molto franche del ministro, è preoccupante poiché ci vede passivi nei confronti di vere e proprie potenze energetiche, che fanno, appunto, una vera e propria politica di potenza attraverso l'uso, a dir poco improprio, dello sfruttamento delle risorse energetiche. L'Italia e l'Europa fanno la parte del vaso di coccio tra i vasi di ferro ed è del tutto evidente che noi non possiamo fermarci alle dichiarazioni di intenti che poi - lo abbiamo visto - rischiano di venire smentite.
Lei, oggi, ha fatto un'affermazione importante, secondo la quale siamo in grado di superare l'inverno anche senza il gas russo. Ne prendiamo tutti atto. Ciò nonostante, la fragilità evidente ci impone di agire concretamente. C'è una situazione anche migliore rispetto all'anno 2005-2006, in parte perché evidentemente abbiamo fatto quell'esperienza negativa, in parte anche per ragioni non semplicemente strutturali.
Se è vero, come è emerso anche dalle slide che sono state proiettate, che abbiamo ampliato al massimo l'attuale capacità di stoccaggio, è altrettanto evidente che noi abbiamo riempito i nostri magazzini ma, sostanzialmente, non li abbiamo ampliati.
Rispetto agli «n» progetti che ci risultano oggi esistenti, le chiediamo oggi un impegno affinché venga accelerato l'iter autorizzativo. Pensiamo che in questo momento sia necessario - anche su questo chiediamo il suo impegno, sebbene lei lo abbia anticipato - muoversi molto velocemente per diversificare le fonti. Quanto alle rotte di approvvigionamento, lei ha parlato dei progetti GALSI e ITGI, e noi vorremmo chiederle ulteriori dettagli.
Inoltre, abbiamo evidenza di concessioni STOGIT per lo stoccaggio che non vengono sfruttate e anche su questo vorremmo una risposta.
In questi mesi, nonostante il buon lavoro svolto dalla Commissione, ci siamo purtroppo concentrati su un dibattito che, pur avendo certamente dei presupposti credibili sul superamento della dipendenza strategica, si è ridotto, anche agli occhi dell'opinione pubblica, a un mero dibattito molto ideologico «nucleare sì, nucleare no», a cui tra l'altro noi abbiamo contribuito con un approccio pragmatico, sicuramente negativo, ma non ideologico.
Eravamo, infatti, convinti - e su questo abbiamo anche fatto delle ammonizioni - che al di là della questione della dipendenza strategica nel medio periodo, e quindi del nucleare, i temi che ci espongono ai rischi attuali andassero affrontati da subito, anche con la stessa emotività pubblica.
Condivido con lei che serve una politica con la «p» maiuscola e concordiamo su una politica che mira a risolvere le cose oggi, anche per sensibilizzare e creare un consenso. Tuttavia, la politica con la «p» maiuscola non può essere quella di un Governo che, come abbiamo sentito anche per bocca del Presidente del Consiglio, in una chiara situazione di vulnerabilità e fragilità arrivi addirittura a «tifare» per l'una o l'altra controparte in campo: Ucraina e Russia.
Ritorniamo, quindi, alla politica con la «p» maiuscola.

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