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Comunicazioni del Governo

13 Maggio 2008


Matteo COLANINNO: Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, è con profonda emozione che per la prima volta prendo la parola in quest'Aula, fondamento supremo di democrazia e altissimo luogo di confronto e di dialettica politica, di proposta e costruzione delle soluzioni e delle risposte che l'Italia chiede.
La XVI legislatura, che si è appena aperta, è segnata da un quadro politico fortemente semplificato nella rappresentanza parlamentare e potenzialmente mutabile nella dinamica tra maggioranza e opposizione. Signor Presidente del Consiglio, lei, in questo quadro, può oggi confidare su una larga maggioranza parlamentare; il programma da voi presentato agli elettori, abbandonati i toni - l'abbiamo ascoltato felicemente questa mattina - e gli audaci sogni del passato, sarà ora messo alla prova di governo e, finalmente, alla prova delle attese suscitate e moltiplicate in campagna elettorale.
Il Partito Democratico non potrà votare la fiducia al suo Governo perché è convinto che molte delle ricette da voi indicate e delle proposte non corrispondano, in realtà, ai pesanti bisogni di sviluppo e di solidarietà che l'Italia reclama.
Il Partito Democratico è portatore di una propria visione dei problemi in atto e di una propria proposta di soluzione, non identificabile né con l'attuale maggioranza né, in buona parte, con il vecchio centrosinistra. Anche noi, come principale opposizione rappresentata nel Parlamento, abbiamo assunto di fronte agli italiani una precisa responsabilità: indicare, tracciare e rendere concreta una soluzione alternativa e più rispondente ai bisogni dell'Italia, ogni qual volta il suo Governo metterà in campo una strategia che riterremo migliorabile, non congrua o insufficiente. Si tratta di una responsabilità che abbiamo materializzato e reso evidente con l'istituzione del Governo ombra, di cui mi onoro di essere parte. Signor Presidente, mi fa piacere sentire nelle sue parole un tono nuovo - finalmente nuovo - che probabilmente aprirà una fase politica diversa.
L'iniziativa del Governo ombra ha proprio lo scopo di rendere più capillare ed incisivo il nostro compito di opposizione, dando un valore costruttivo alla nostra attività di controllo e non escludendo anche, laddove possa esserci un margine di confronto alto, di contribuire direttamente e positivamente alla soluzione dei problemi particolarmente gravosi per i cittadini.
Il momento di crisi economica internazionale che stiamo vivendo, in questa curva strettissima della nostra storia, non autorizza nessuno a sogni velleitari o ad atteggiamenti dissennati o disfattisti. Penso che la corretta autonomia e indipendenza tra la maggioranza e l'opposizione non possano tradursi in una solitaria autocrazia del Governo, né in un estremo isolazionismo dell'opposizione. Non mi riferisco esclusivamente alle grandi riforme istituzionali e costituzionali - che certamente richiedono un confronto comune -, ma anche ai grandi temi della visione strategica della politica interna e di quella estera, ai grandi temi dell'economia, della finanza pubblica e dello sviluppo economico, che necessitano finalmente di una discussione aperta, forte e chiara tra le parti.
Su questi temi la funzione del Governo ombra - e, in particolare, il ruolo che vorrei svolgere con riferimento allo sviluppo economico - è quella di un'opposizione libera e severa, ma, se possibile, costruttiva e propositiva. Non sarò mai protagonista di un'opposizione pregiudiziale e sterilmente ideologica. Contribuiremo facendole un'opposizione serrata, ma attenta alle aperture che lei vorrà offrire, esaltando la straordinaria fertilità del Parlamento.Pag. 38
Stiamo tutti vivendo un momento difficile e complesso: stiamo entrando nella seconda era globale, paradossalmente caratterizzata dal trionfo degli interessi nazionali, dal sorgere di nuove barriere erette dalle fragilità politiche dei Paesi avanzati, dal pericoloso disorientamento nei rapporti tra mercato e politica e dall'evidente debolezza delle istituzioni globali.
Di fronte a questo scenario, si moltiplicano e si rafforzano le aggregazioni regionali e le intese bilaterali che ormai coprono la metà del commercio mondiale. I nuovi muri non sono più le barriere della guerra fredda: finita l'era delle divisioni ideologiche, siamo entrati nell'era delle alleanze per lo sfruttamento comune delle risorse scarse che marginalizzano e rendono impotenti gli esclusi. L'Italia è chiamata oggi, quindi, a definire una propria mappa degli interessi, capace di guidare a medio termine le sue strategie politiche, diplomatiche e commerciali nel mondo, per non limitarsi più a subire scelte maturate altrove.
In questo scenario, la dimensione nazionale è palesemente insufficiente a tutelare una parte rilevante degli interessi strategici italiani. Il futuro dell'Italia è legato al futuro dell'Unione europea: si illude profondamente chi pensa di poter rinunciare a questo potenziale di oltre mezzo miliardo di cittadini e consumatori. Non è quindi la globalizzazione a doverci preoccupare, ma la debolezza della sua governance.
In questo contesto così complesso, il sistema economico e produttivo italiano - seppure tra grandi difficoltà - ha saputo superare la prima fase dell'integrazione economica, durissima e in gran parte imprevista, caratterizzata dalla caduta delle barriere che proteggevano dai concorrenti low cost del lontano est. Le imprese italiane hanno saputo superare parte della propria debolezza cogliendo la sfida dell'innovazione, della crescita e dell'internazionalizzazione, riuscendo in una difficile mutazione che necessariamente dovrà proseguire con più forte convinzione, investendo in ricerca e innovazione e ricercando filiere a più alto valore aggiunto.
La nostra cultura, quella del Partito Democratico, traguarda il rilancio dell'economia insieme al grande problema della giustizia sociale e della necessità di un'unità di intenti di tutti i protagonisti del sistema economico, puntando sui giovani e sulle donne, veri giacimenti nascosti del nostro Paese.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, concludo il mio intervento con un augurio a tutti noi, a lei, signor Presidente del Consiglio, al suo Governo, a quest'Aula e alla politica italiana. L'Italia sente un forte bisogno di un ceto politico che sia guida morale, che sappia rialzare la temperatura etica del Paese, che sappia finalmente cancellare il sentimento qualunquista dell'antipolitica e annullare quei comportamenti irresponsabili di calcolatori interessati che, anche per tornaconto personale, tentano di delegittimare la politica e le sue istituzioni in modo squallido e inqualificabile. La politica deve ritrovare e ritornare alla nobiltà della sua ragion d'essere, recuperando soprattutto piena dignità. Un'altra politica è possibile: una politica responsabile, capace di ascoltare il respiro profondo dei propri cittadini, di recuperare il suo posto insostituibile di moltiplicatore di interessi sociali, di infondere aspettative e creare opportunità di benessere e felicità.
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