News

DDL di conversione del decreto-legge n. 185/2008: Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale (A.C. 1972-A)

13 Gennaio 2009


Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il mio intervento assorbo gli interventi anche dei colleghi Lulli, Fluvi e Baretta. Nel momento in cui il Parlamento si accinge ad approvare le misure predisposte dal Governo per fronteggiare la gravissima crisi economica e finanziaria non possiamo sottrarci all'esigenza di valutare la validità e l'efficacia di tali misure in rapporto anche all'eccezionalità della situazione.

La gravità della congiuntura internazionale è stata negli ultimi mesi evidenziata da tutti gli attori istituzionali a livello internazionale e non è quindi necessario, in questo momento, una mia disamina delle caratteristiche e delle cause di una crisi dalle proporzioni veramente ingenti che si riflette sui comportamenti degli operatori economici su scala planetaria.
Di fronte alla caduta dei consumi e degli investimenti, di fronte al grave rischio del crollo della domanda aggregata con i conseguenti effetti in termini occupazionali e deflattivi, il nostro compito adesso è di concentrarci sulle risposte che la politica economica può mettere in campo, attivando tutti gli strumenti manovrabili dai Governi nazionali. Purtroppo un'analisi lucida e obiettiva delle disposizioni contenute in questo decreto-legge ci porta a formulare un giudizio di assoluta inadeguatezza sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo delle misure predisposte dal Governo.
In tutti questi mesi credo che noi, come Partito Democratico, abbiamo avuto un atteggiamento assolutamente responsabile.
Nel momento in cui si è aperta la più grave crisi finanziaria che ha contagiato l'economia finanziaria del mondo e ha investito come un'onda d'urto anche la nostra economia italiana (che già era di per sé in recessione tecnica), abbiamo accolto i primi decreti per stabilizzare gli intermediari finanziari con un grande senso di responsabilità. Nello stesso tempo, con la stessa responsabilità abbiamo ammonito il Governo sull'insufficienza di quelle misure. Si tratta di un'insufficienza che andava in più direzioni, la prima delle quali proprio nella direzione del credito. Fin dall'inizio, infatti, quei provvedimenti a nostro avviso (e così purtroppo si è rilevato) non avrebbero determinato quegli effetti che i decreti volevano ridurre. Abbiamo assistito, infatti, per mesi sostanzialmente ad un mercato interbancario bloccato, con differenziali di tassi di interesse, interbancari e di quelli di riferimento BCE, che si sono progressivamente allargati e che hanno nello stesso tempo impedito fluidità nel meccanismo del credito. Quei provvedimenti, che noi comunque avevamo responsabilmente riscontrato e sui quali ci volevamo confrontare con un atteggiamento positivo per rispondere come una grande forza di opposizione, hanno dimostrato in sé implicitamente di avere dei vizi che ancora oggi non sono stati assolutamente risolti. L'impresa (soprattutto la piccola impresa) continua a denunciare sofferenze nell'accesso al credito, ovvero a denunciare quelle sofferenze che quei provvedimenti avrebbero voluto ridurre.
Fin dall'inizio abbiamo ammonito il Governo e il Ministro dell'economia e delle finanze che non era sufficiente (anche se indispensabile) ridare stabilità ai mercati finanziari, ma che di fronte ad un rischio di crollo verticale della domanda aggregata era immediatamente indispensabile porre dei pesanti correttivi per ridare il potere d'acquisto alle famiglie. Ricordo che sia l'ISTAT sia la Caritas hanno più volte lanciato un allarme sull'ampliamento di fasce sempre più pesanti di persone in difficoltà e di un ceto medio che sempre più si avvicina a momenti di grande difficoltà. Quindi, avevamo responsabilmente posto e richiamato il Governo ad affrontare il tema della crisi non solo nella prospettiva di stabilizzazione dei mercati finanziari, ma anche e soprattutto nei confronti delle famiglie e delle imprese (soprattutto le piccole) che avevano bisogno di ulteriori interventi.
Dunque, ci siamo immediatamente preoccupati che la sofferenza dell'economia potesse comportare anche delle emergenze sociali e purtroppo i fatti ci hanno dato ragione. Quando, infatti, si arrivano ad ipotizzare 700 mila o un milione di posti di lavoro in pericolo, si sta parlando non solo di una gravissima crisi economica e finanziaria, ma anche della stessa tenuta sociale del Paese che di fronte a questi numeri indubbiamente si pone a dei potenziali molto gravi.
Inoltre - e lo dico anche da persona che ha fatto delle importanti esperienze imprenditoriali anche in Confindustria e anche all'interno della sua presidenza - ci ponevamo di fronte ad un drammatico problema generazionale, rispetto al quale una politica del coraggio che sappia guardare in faccia la crisi non può voltare lo sguardo. Noi ci troviamo di fronte ad una generazione giovane che ha avuto accesso al mercato del lavoro attraverso contratti a termine, quella flessibilità che è risultata mancante nella «gamba» degli ammortizzatori sociali, delle sicurezze rispetto ai giovani entrati nel mondo del lavoro attraverso questi contratti. Oggi ci dobbiamo preoccupare di fronte a questo dramma generazionale, il quale rischia di non avere le risposte concrete di fronte a questa crisi.
Fin dall'inizio abbiamo ammonito il Governo sul tema dell'estensione degli ammortizzatori sociali rispetto a questi giovani che oggi, da una parte, si trovano la crisi «sbattuta in faccia» e, dall'altra, non hanno alcuna risposta. Abbiamo chiesto fin dall'inizio, quindi, una cura shock e un intervento pesante e rapido per le famiglie, per il sostegno ai redditi più bassi e per rafforzare la competitività della piccola impresa.
Finora abbiamo ottenuto risposte che non ci convincono assolutamente e abbiamo affermato, fin dall'inizio, che la maggioranza deve sentire la responsabilità di condividere con l'opposizione una strategia seria di rilancio. Anch'io, come ha ricordato il collega D'Antoni, sono assolutamente rispettoso delle risorse che in questo momento vengono collocate nelle tasche degli italiani da parte dell'attuale maggioranza, ma le rispetto ancor di più se esse vengono quantificate e prese per quello che sono. Parliamo di 40 euro, con tutti i meccanismi di difficoltà della social card: li rispetto, ma 40 euro rimangono! Parliamo di un bonus alle famiglie e di difficoltà di accesso a queste risorse attraverso meccanismi complicati, burocratici e «a rubinetto». Parliamo anche di risorse assolutamente marginali rispetto alla straordinarietà della crisi, che vanno nella direzione dell'impresa e, soprattutto, della piccola impresa. Stiamo parlando, ancora, di una crisi che, a detta di tutti, è senza precedenti e gli strumenti che oggi vengono messi in campo, seppur rispettabili, rimangono nell'ordinarietà: non è pensabile, in questo momento, né frenare la curva e la caduta verticale della curva economica, né, tantomeno, rilanciare il volano dell'economia.
È ovvio che il sentiero è stretto. Siamo assolutamente consapevoli anche noi del vincolo del bilancio pubblico e della finanza pubblica del nostro Paese e del fatto che il rapporto tra lo stock ed il prodotto è superiore al 100 per cento e siamo assolutamente consapevoli del problema del disavanzo in rapporto al PIL. Siamo altrettanto consapevoli che nel 2006 - io non ero parlamentare, ma sedevo nella presidenza di Confindustria - il precedente Governo, presieduto da Romano Prodi e con Tommaso Padoa Schioppa al Ministero dell'economia e delle finanze, ereditò un bilancio pubblico in seria difficoltà, sul quale è stata aperta nel 2006 una procedura di infrazione per deficit eccessivo da parte dell'Unione europea. Ciononostante, ricordo che, quando ero in Confindustria e facevo l'imprenditore, noi imprenditori avevamo chiesto con forza misure di competitività per l'impresa e, soprattutto, per la piccola impresa italiana.
Il Governo, ripeto, si trovava di fronte un bilancio con un avanzo primario ridotto praticamente a zero e una procedura di infrazione per deficit aperta, eppure ebbe il coraggio di riscontrare le richieste di competitività provenienti dal mondo imprenditoriale: vennero messi sul tavolo 7 miliardi di euro di detrazioni fiscali e contributive per la competitività dell'impresa e venne predisposto un grande progetto per l'innovazione e la competitività dell'impresa (il credito di imposta, anche lì, fu frutto di una grande collaborazione con la Confindustria); vennero messi in campo una grande prospettiva e un grande piano che riguardava la frontiera delle nuove tecnologie in campo energetico.
La politica, quindi, nei momenti di difficoltà non ha l'alibi di non trovare le risorse. L'onorevole Bersani lo ha detto molto chiaramente: lo Stato deve trovare i soldi. Il sentiero è stretto, ma credo che la politica del coraggio possa portare anche questo Governo, che certamente ha i voti e il consenso per continuare a governare da solo, a non interpretare questo momento così difficile in questa incomprensibile, assurda e splendida solitudine.
Il rischio che state assumendo, che state facendo correre anche all'intera nazione, di rispondere a questa crisi con strumenti assolutamente ordinari, credo sia più grave di quello che potremmo assumerci tutti insieme adottando misure certamente più rischiose, ma che avrebbero il merito e, a mio avviso, la responsabilità di provare a dare uno shock forte ai consumi e agli investimenti delle imprese.
Arrivo all'illustrazione dell'emendamento, anche perché ci troviamo di nuovo in un grande paradosso. Vi è un provvedimento nato per fronteggiare la più grave crisi sistemica degli ultimi decenni e sembra che il Governo si voglia accanire proprio nei confronti di quelle poche leve di incentivo fiscale concesse alle famiglie e alle imprese italiane per creare sviluppo. Una sintesi perfetta è quella suggerita dall'articolo 29, norma che ha suscitato critiche vivaci da parte di tutte le organizzazioni di rappresentanza degli operatori economici. Sotto la barriera dell'introduzione di meccanismi di controllo per assicurare la trasparenza e l'effettiva copertura delle agevolazioni fiscali, in realtà l'effetto della disposizione è quello di applicare a tutti i crediti di imposta vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge - e, quindi, anche ai crediti di imposta per le spese per le attività di ricerca e alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, il cosiddetto 55 per cento - la normativa sul monitoraggio dei crediti di imposta, cioè, in questo momento, con un quadro di finanza pubblica non più con procedura UE pendente, voi state andando in direzione diametralmente opposta alla sinergia che era stata prodotta dal precedente Governo e dalle rappresentanze degli imprenditori.
In sintesi, questa normativa, per assicurare il rispetto degli oneri finanziari previsti nelle disposizioni che hanno introdotto le agevolazioni fiscali in parola, in concreto condiziona pesantemente la fruibilità delle agevolazioni concesse in forma di credito d'imposta sulla base del principio generale in base al quale i soggetti interessati hanno diritto di fruire dei crediti di imposta vigenti fino all'esaurimento delle disponibilità finanziarie appositamente stanziate per ciascuno di essi. La comunicazione dell'avvenuto esaurimento delle risorse secondo una particolare procedura di monitoraggio ne impedisce l'ulteriore fruizione. È evidente che discipline di questo tipo assicurano e garantiscono che il costo delle agevolazioni per il bilancio pubblico non ecceda quello quantificato al momento dell'introduzione dell'agevolazione e ciò rappresenta sicuramente una giusta preoccupazione. La nostra proposta di emendamento punta, quindi, a superare l'impatto negativo in termini di crescita economica di tali interventi sulla disciplina delle agevolazioni fiscali, che possono risultare cruciali in questo periodo di crisi, come ho prima illustrato. Ci riferiamo in modo particolare ai crediti di imposta per le spese di attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo, ma grande importanza hanno anche le detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici, che riguardano spese documentate relative ad interventi di adeguamento degli immobili, volte a garantire migliori risultati in termini di risparmio energetico. Oltretutto, ciò significa assoggettare queste preziose agevolazioni ad ulteriori adempimenti burocratici. Nello specifico, per usufruire del credito di imposta per la ricerca, occorre che le imprese inoltrino per via telematica all'Agenzia delle entrate un apposito formulario. Sulla base dei dati rilevati dai formulari pervenuti, esaminati rispettandone rigorosamente l'ordine cronologico di arrivo, l'Agenzia delle entrate comunica telematicamente ai soggetti interessati l'esito delle istanze. Anche per l'agevolazione del 55 per cento si prevedeva che i contribuenti inviassero all'Agenzia, in via telematica, apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa. L'Agenzia delle entrate esamina le istanze secondo l'ordine cronologico di invio delle stesse e comunica, entro trenta giorni dalla ricezione dell'istanza, l'esito della verifica agli interessati.
La funzione della detrazione è comunque subordinata alla ricezione dell'assenso da parte dell'Agenzia delle entrate; decorsi 30 giorni dalla presentazione dell'istanza senza esplicita comunicazione di accoglimento da parte dell'Agenzia, l'assenso si intende non fornito.
Veniva introdotta, insomma, una singolare e penalizzante per il cittadino forma di silenzio-diniego. Questo impianto normativo ha suscitato critiche così unanimi da spingere il Governo a modificarlo in extremis, ripristinando l'automatismo del bonus del 55 per cento per l'anno 2008 e prevedendo, per il 2009-2010, una disciplina meno vessatoria, soprattutto escludendo la subordinazione dell'agevolazione all'assenso dell'Agenzia delle entrate.
Concludo il mio intervento, esprimendo piena sintonia con l'intervento del presidente del mio gruppo, onorevole Soro; nello stesso tempo, condivido le ferme prese di posizione del Presidente della Camera dei deputati di fronte ad una continua torsione e distorsione dell'assetto di Repubblica parlamentare vigente che questa Costituzione garantisce, alla quale continuiamo ad assistere dall'inizio di questa legislatura.
In tutti questi mesi abbiamo dimostrato rigorosamente il nostro senso di responsabilità verso i cittadini, verso il Parlamento, verso questa crisi senza precedenti, presentando dieci emendamenti.
Mi sembra un atteggiamento di grande disponibilità e di grande senso istituzionale rispetto a questo Parlamento. Prendiamo atto, con rammarico, che l'appello, tra l'altro, del Presidente della Repubblica, contenuto nel suo discorso di fine anno, in cui parlava di corresponsabilità e di convergenza Pag. 47di responsabilità di maggioranza e di opposizione per far uscire l'Italia migliore da questa crisi, è stato, purtroppo, ed è rimasto inascoltato.
In un'occasione importante, come quella dei provvedimenti contro la crisi, abbiamo assistito di nuovo ad uno stravolgimento della Carta costituzionale. Sono convinto, e concludo davvero, che questo sia il momento della politica del coraggio, della responsabilità e della solidarietà.
Sono ancor di più convinto - di fronte alle misure messe in campo dai Governi europei, alla quantità di risorse messe in campo, illustrate prima di me da illustri colleghi, guardando quanto sta facendo la stessa America di fronte ad un disavanzo che sta viaggiando intorno all'8-10 per cento del proprio prodotto interno lordo, rispetto a quello che stanno facendo le grandi democrazie del mondo, guardando questa maggioranza e questi numeri - che nessun Governo e nessuna maggioranza possa pensare di dare risposte convincenti e coraggiose di fronte al sentiero e ai vincoli di bilancio che abbiamo, senza il contributo e la corresponsabilità dell'opposizione.
Non è, onorevoli colleghi, una questione di ottimismo o di catastrofismo; non è una questione di ottimisti o di disfattisti. Dobbiamo guardare in faccia questa crisi, senza moltiplicare, certamente, il pessimismo, ma avendo la schiena dritta per guardarla in faccia e non prendere in giro chi guarda a queste istituzioni.
Dobbiamo guardarla in faccia per elaborare antidoti coerenti e non antidoti rispettabili, ma ordinari, rispetto all'eccezionalità della crisi. Penso - e concludo - che non sia con un ottimismo ipocrita, ma creandone i veri presupposti, che i mercati finanziari, l'economia e la politica possano uscire da questa crisi senza precedenti.

Galleria foto
Galleria foto
TV e Radio
Coffee break (La7)
20 Luglio 2017
Settegiorni (Rai 1)
01 Luglio 2017
L'aria che tira (La7)
30 Maggio 2017
Domenica Live (Canale 5)
07 Maggio 2017
L'aria che tira (La7)
04 Maggio 2017
Coffee break (La7)
13 Aprile 2017
Tagadà (La7)
03 Aprile 2017
Settegiorni (Rai 1)
01 Aprile 2017
Coffee break (La7)
10 Marzo 2017
Tg2
23 Gennaio 2017