News

DDL di conversione del decreto-legge n. 112/2008: Sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria (A.C. 1386-B)

05 Agosto 2008


Onorevole Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, l'Italia e il mondo avanzato stanno affrontando la crisi economica e di fiducia più pericolosa dal dopoguerra. La recessione non è più soltanto un'ipotesi di scuola, come poteva essere catalogata fino a un anno fa; è un rischio concreto da scongiurare non solo sul piano delle misure di politica economica, ma anche su quello della psicologia collettiva. Il Partito Democratico esprimerà voto contrario alla fiducia richiesta dal Governo sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 112 del 2008. Questa manovra si è mostrata incapace di comprendere fino in fondo i veri bisogni degli italiani, di offrire soluzioni ai loro problemi, di costruire una cornice di serenità intorno ai loro sforzi quotidiani; si è diffuso, invece, nel Paese un senso di inquietudine e forte pessimismo. Pur apprezzando lo sforzo di continuità con il Governo Prodi sul piano del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, confermando il pareggio di bilancio per il 2011, considero, tuttavia, la manovra economica negativa nel suo complesso. Ritengo che i provvedimenti adottati siano insufficienti per stimolare la crescita e non rispondano in maniera efficace né alle aspettative provenienti da fasce sempre più ampie di popolazione in difficoltà, né all'esigenza di contrastare i rischi di una recessione non soltanto economica, ma anche emotiva. La politica economica del Governo rimane distante dalle vere emergenze sociali ed economiche dell'Italia, ancor più aggravate da un'inflazione al 4 per cento e da un livello di crescita prossima allo zero. A pagarne il prezzo sono i cittadini, piegati da una continua e ormai pesantissima perdita di potere d'acquisto e le imprese, che pagano un deficit di competitività oggi non più sostenibile. La politica economica del vostro Esecutivo avrebbe dovuto, invece, avere il coraggio di affrontare proprio queste emergenze e queste priorità. La politica più alta, la responsabilità delle scelte, il coraggio della politica dovrebbero, infatti, affermarsi proprio di fronte alle grandi e profonde difficoltà; una politica responsabile e coerente con i doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale con cui si apre la nostra Carta costituzionale. Le scelte di politica economica, in altri termini, possono anche determinare pesanti sacrifici, ma non possono offrire come unica soluzione un insieme di tagli lineari che si scaricano unicamente su una parte sempre più ampia di fasce deboli e di ceto medio sempre più prossime ai livelli di povertà. Stiamo parlando, onorevole Ministro, della tenuta sociale del Paese; ciò vale tanto più oggi in presenza di stagnazione economica e inflazione strisciante. Il Governo, onorevole Presidente del Consiglio, non riesce ad affrontare la questione sociale con l'efficacia richiesta dal contesto economico e sociale del nostro Paese. Si tratta, nel complesso, di una manovra anomala e frettolosa. I tagli previsti sono chiari, mentre non è altrettanto chiara la lotta all'evasione fiscale; essa, anzi, è stata totalmente espunta e tutte le più importanti misure di contrasto vengono cancellate in nome di una presunta semplificazione. Manca una seria politica per il Mezzogiorno, uno strategico orientamento degli investimenti verso l'innovazione e la ricerca, seriamente depotenziate, e verso lo sviluppo economico delle aree depresse. Vengono tagliati miliardi di euro a sanità ed a enti locali e, quindi, ai servizi ai cittadini. La cosiddetta Robin Hood tax e le altre sensazionali proposte di controllo dei prezzi non sembrano trovare né una collocazione precisa né un'autentica percorribilità. Il Partito Democratico vuole concorrere a ribaltare il senso di profonda sfiducia oggi diffuso, scegliendo la strada di un'alternativa più coraggiosa e positiva. Siamo convinti che dopo la crisi di identità di inizio millennio sia possibile oggi costruire le fondamenta di una nuova era di crescita economica e di dinamismo sociale del nostro Paese. L'Italia non è necessariamente condannata ad un dolce declino, ma anzi può farcela a diventare protagonista dello scenario globale se punterà sulla ricerca scientifica e tecnologica, sull'innovazione, nonché sulla capacità di interpretare la rapida evoluzione da una dimensione puramente quantitativa dell'economia e della produzione ad una dimensione qualitativa. La manovra, invece, prevede drastici tagli alla scuola, all'università e agli enti di ricerca, soprattutto in relazione al turnover previsto nei prossimi anni; si tratta di scelte assolutamente in contrasto con il nuovo ruolo dell'Italia nel mercato globale. Negli ultimi anni dal mondo dell'impresa sono emersi molti esempi positivi, ai quali il nostro Paese può ispirarsi per costruire una via italiana alla globalizzazione, dalle nuove multinazionali alle filiere di piccole imprese, ai grandi player multinazionali. Si tratta di modelli vincenti, dal potenziale effetto moltiplicatore elevatissimo. Tuttavia, solo un circuito virtuoso che faccia leva sulla fiducia può allargare il successo e rafforzare la capacità competitiva di sistema, poiché solo in un clima di fiducia è possibile creare le premesse per lo sviluppo. Quali risposte, quali speranze e quali aspettative avete voluto offrire a imprenditori e lavoratori, ogni giorno impegnati a costruire lo sviluppo economico dell'Italia? Considerata la forza politica dell'Esecutivo, ci si aspettava un'altra politica. All'inizio della XVI legislatura, molti hanno auspicato che si inaugurasse un periodo di vitale confronto tra maggioranza e opposizione. Lei, onorevole Presidente del Consiglio, ha parlato dell'avvio di una nuova stagione costituente. Dai banchi del Partito Democratico lei ha trovato sempre un'ampia disponibilità ad aprire un confronto. Purtroppo, lo stato attuale delle cose ci porta ad affermare che la politica del suo Esecutivo non ha fin qui dimostrato di voler perseguire realmente quei propositi così solennemente proclamati. Un Governo dimostra il suo vero atteggiamento di apertura quando rispetta fedelmente il ruolo, l'autonomia e la sovranità del Parlamento. Il dialogo, d'altra parte, non è e non può mai essere una concessione unilaterale della maggioranza. La volontà del confronto si rivela quando il Governo lascia al Parlamento i tempi e i modi di attuazione delle leggi, senza interferire né accelerare incessantemente il procedere delle discussioni con decretazione d'urgenza o, come accade oggi, con continui ricorsi alla posizione della questione di fiducia. Questa pressione del Governo sul Parlamento, onorevole Presidente del Consiglio, è ormai sotto gli occhi di tutti ed è realmente divenuta una situazione di ordinaria eccezionalità. D'altro canto, la consistenza della sua maggioranza parlamentare dovrebbe spingerla a valorizzare la discussione in Aula, vedendo nel raffronto un'occasione proficua, abituale e specifica per creare il clima costruttivo tanto auspicato. In casi come questi bisogna scegliere: se si vuole perseguire veramente un obiettivo comune, allora è qui, in Parlamento, che lo si deve fare. Per questo motivo, penso che sarebbe utile riprendere subito il confronto con l'opposizione, abbandonando le prove di forza, dichiarate anche in questi ultimi giorni. Si tratta, in definitiva, di un impegno che è morale e democratico al contempo. Nessuno può ritenere che la semplice stabilità del Governo sia di per sé una garanzia democratica senza il concorso integrale del Parlamento e senza il coinvolgimento di tutti i gruppi. Si tratterebbe di un lusso della maggioranza, destinato a trasformarsi presto in un impoverimento della democrazia. Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sollecitato in questo senso il mondo politico a dare un contributo concreto e tangibile per una rigenerazione della politica. Si è trattato di un discorso alto e trasparente: una vera boccata d'ossigeno. Onorevole Presidente della Camera, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri, colleghi, è nostra convinzione che soltanto dal Parlamento potrà riemergere l'anima profonda del nostro Paese e riaccendersi la speranza dell'Italia, perché è proprio nella funzionalità del Parlamento che si osserva il livello di diffusione reale della democrazia. È assai importante, quindi, onorevole Presidente del Consiglio, che il suo Governo, insieme a tutti noi, accolga in profondità le alte considerazioni del Presidente della Repubblica, traducendole in azione politica quotidiana, nell'interesse dell'Italia e degli italiani.
Galleria foto
Galleria foto
TV e Radio
Tg3
27 Agosto 2017
Coffee break (La7)
20 Luglio 2017
Settegiorni (Rai 1)
01 Luglio 2017
L'aria che tira (La7)
30 Maggio 2017
Domenica Live (Canale 5)
07 Maggio 2017
L'aria che tira (La7)
04 Maggio 2017
Coffee break (La7)
13 Aprile 2017
Tagadà (La7)
03 Aprile 2017
Settegiorni (Rai 1)
01 Aprile 2017
Coffee break (La7)
10 Marzo 2017