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DDL di conversione del decreto-legge n. 54/2013: Interventi urgenti in tema di sospensione dell'IMU, di rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga, ecc. (A.C.1012-A)

18 Giugno 2013


Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 54 del 2013, contenente interventi in tema di imposta municipale propria, l'IMU, in tema di lavoro, in particolare il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, dei contratti di solidarietà, la proroga al 31 dicembre della validità dei contratti dei precari della pubblica amministrazione e, infine, la riduzione degli stipendi dei membri del Governo. Partendo dall'IMU, vorrei qui ricordare, con chiarezza, che il provvedimento interviene per sospendere la prima rata dell'IMU sull'abitazione principale. È, quindi, una situazione provvisoria, che apre ad una riforma complessiva della fiscalità immobiliare. Abbiamo assistito in questi giorni, da parte di molti colleghi, ad una sorta di ossessione mediatica sull'IMU, che rischia di gettare ansia quotidiana e nervosismo sul percorso che abbiamo di fronte per arrivare ad un esito equilibrato e ad un buon lavoro che gli italiani da noi attendono. È del tutto evidente che la riforma complessiva della fiscalità immobiliare debba traguardare ad un punto di condivisione ed equilibrio, che certamente sarà differente dalle rispettive posizioni di partenza delle forze politiche di maggioranza. Come Partito Democratico siamo convinti che puntare a regime sull'abolizione totale dell'IMU sulla prima casa rappresenti un doppio errore. Anzitutto, perché non sarebbe affatto equo considerare alla stessa stregua immobili di differenti classi, valori catastali e ubicazioni. E, quindi, sarebbe molto più opportuno un sistema di esenzioni in funzione, ad esempio, del valore della prima casa. In secondo luogo, perché sarebbe estremamente arduo nel breve termine reperire tutte le risorse necessarie non solo alla copertura dell'IMU prima casa, ma anche ad evitare l'aumento di un punto di IVA, come ormai appare prossimo a scattare. Vorrei che fosse chiaro a tutti: noi vorremmo esentare la stragrande maggioranza delle prime case per quelle persone e quelle famiglie per cui l'IMU fa la differenza alla fine del mese, mentre vorremmo tenerci quelle risorse da convogliare in favore delle prospettive di crescita e nel brevissimo termine impedire l'aumento del punto di IVA. Vorrei ricordare che mezza IMU vale l'aumento dell'IVA. Aggiungo inoltre che va assolutamente evitato che la ricerca delle coperture vada ad aggredire le detrazioni IRPEF e, in particolare, sui redditi medio-bassi. Così facendo verrebbero annullati in partenza gli effetti positivi sulla domanda interna che ci proponiamo di produrre anche con questo provvedimento. La riforma, infine, dovrà essere coerente con la necessità strutturale di dare sostenibilità nel tempo alla finanza dei comuni. Aggiungo anche che nel dibattito odierno sono stati proposti emendamenti per ulteriori sospensioni del pagamento della prima rata, Sono temi certamente da valutare in sede di rimodulazione dell'imposta, ma va da sé che, quand'anche fossero oggi stati accolti, non avrebbero potuto disporre per i pagamenti dovuti il 16 di giugno. L'aspetto dirimente della scarsità delle risorse dovrebbe fare riflettere sulla assoluta necessità di concentrare tutte le risorse sul fronte della crescita e dell'occupazione. A chi è interessato a fare dell'IMU una bandiera ideologica diciamo: basta con la propaganda e consentiamo al Governo di lavorare ad una proposta innovativa e sostenibile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questo decreto-legge ha rappresentato il primo atto del Governo Letta. Apprezziamo molto e particolarmente il fatto che si parta dal lavoro, in particolare il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, il rifinanziamento dei contratti di solidarietà e, come dicevo, la proroga della validità dei contratti al 31 dicembre dei precari della pubblica amministrazione. Siamo consapevoli del fatto che oggi si è compiuto un importante passo in avanti, aggiungendo un miliardo e arrivando quindi a 2 miliardi sul fronte della dotazione per la cassa integrazione guadagni. Ovviamente siamo consapevoli e chiediamo al Governo di monitorare eventualmente se, come ci pare, anche dai contatti che abbiamo avuto con le regioni, questi fondi rischiano di non essere sufficienti per coprire il 2013. Con quanto abbiamo fatto si mettono al sicuro i tanti lavoratori in grave difficoltà e diamo anche capacità di resistenza alle migliaia di imprese in crisi con la clausola generale di mantenere un clima di coesione sociale dopo ormai cinque lunghi anni di crisi economica, finanziaria e sociale. Come riuscire a creare lavoro è la sfida, anzi direi meglio la prova più dura per i governi di gran parte del mondo e, dunque, anche dell'Europa e dell'Italia, alle prese con una crisi che pare interminabile. Cinque anni di crisi, uno sull'altro, in cui, secondo Confindustria, hanno chiuso i battenti 55 mila imprese, al ritmo di 40 al giorno, e sono stati perduti oltre mezzo milione di posti di lavoro nel solo settore manifatturiero. I dati li conosciamo tutti, ma vanno ricordati. Siamo a un tasso di disoccupazione ufficiale dell'11,9 per cento, nel primo trimestre del 2013 abbiamo una variazione acquisita del PIL ormai del meno 1,6 per cento su base annua, abbiamo un miliardo di ore di cassa integrazione autorizzate nel 2012, tre milioni di disoccupati, di cui un milione di licenziamenti nel solo 2012. Occorrono quindi, colleghi, nuove politiche del lavoro, accompagnate da nuove politiche industriali, che consentano all'Italia un riposizionamento competitivo nei nuovi assetti globali, ormai non più rinviabile. Parlo di siderurgia, industria di base, energia, capacità competitiva sulle filiere strategiche ad alta intensità tecnologica. Così come parlo di investimenti, strategia per le imprese piccole e medie e continuità di governo e di riformismo. Non servono improbabili shock, richiamati quando serve o quando arrivano campagne elettorali alle porte. Ci serve un rilancio che impedisca al nostro Paese il progressivo scivolamento nelle classifiche di competitività nei prossimi anni, che ci porterebbe in un ruolo marginale e subalterno. Molto è nelle nostre mani, dopo l'estate nefasta dove abbiamo pagato, nel 2011, la perdita di credibilità e di reputazione con programmi di austerità eccessiva, firmati dall'allora Governo: i passaggi del fiscal compact, il pareggio di bilancio e, addirittura, l'anticipo del pareggio di bilancio, tutti fatti che sono avvenuti tra il marzo del 2011 e l'agosto del 2011. È sotto gli occhi di tutti che politiche di austerità finalizzate esclusivamente al risanamento dei conti pubblici producono un effetto di aggravamento della recessione. Un errore, tuttavia, che non deve diventare un alibi per eludere il nostro dovere, ricordandoci, anzitutto, che siamo di fronte ad un enorme stock di debito, che non tende a regredire, a sofferenze e crediti non performanti nel sistema finanziario, accompagnati, per paradosso, ad una restrizione degli impieghi su tutta la filiera produttiva. Non può esservi alcun dubbio sul fatto che l'Europa debba recuperare il terreno perduto e spingere con molta forza sul fronte della crescita, restituendo fiducia ai cittadini, in particolare ai più giovani, e ritrovando quel senso di prospettiva che pareva avere smarrito. Onorevole Presidente, il nostro posto in Europa ce lo siamo riconquistato con la credibilità, l'impegno, e oggi dobbiamo rifuggire a tutti i costi dal ruolo degli inaffidabili, di quelli che promettono e poi non mantengono. Battere i pugni sul tavolo, fare il braccio di ferro, fregandosene delle regole, come suggeriscono alcuni in maniera scriteriata e irresponsabile, è esattamente quello che non dobbiamo fare per evitare vecchi pregiudizi e nuove penalizzazioni, rischiando di chiuderci in ogni prospettiva e, soprattutto, non portando a casa alcun risultato. Concludo: al G8 in corso, a Lough Erne, si sta discutendo di un nuovo patto transatlantico tra gli Stati Uniti e l'Europa che potrebbe offrire nuove straordinarie prospettive di crescita. È tempo che il dibattito politico abbandoni il proprio provincialismo per ritrovare il prestigio che compete ad un grande Paese del G8. Enrico Letta sta dando grande prova, rappresentando l'Italia e gli italiani nel più alto contesto internazionale. Siamo la terza economia europea, la seconda manifattura d'Europa, un grande Paese democratico. È nostro dovere lavorare con serietà, competenza e coerenza, per dare una mano concreta all'Italia, non con le parole della propaganda, come troppo spesso vediamo, ma con i fatti. Grazie dell'attenzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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